INTERVISTA ESCLUSIVA DI MAGDI ALLAM A L’INFORMAZIONE.INFO

Tempo di lettura:28 Minuti, 47 Secondi
INTERVISTA ESCLUSIVA DI MAGDI ALLAM A L’INFORMAZIONE.INFO

Tu sei nato in Egitto da genitori musulmani. Quando e perché hai deciso di batterti contro l’Islam e di convertirti al Cristianesimo?

Sono nato nel 1952 in un Egitto dove c’era maggior rispetto per le persone di fede diversa dall’islam. Per uno di quei casi che ci fanno comprendere che nulla accade per caso, mia madre si trovò a fare la bambinaia presso una ricca famiglia italiana al Cairo e furono loro a iscrivermi in collegio in una vicina scuola italiana gestita dalle Suore Comboniane. Iniziò così, all’età di quattro anni, un percorso di studio e di vita in un microcosmo di italianità e di cristianità nel contesto di un Egitto prevalentemente arabizzato ed islamico. Dall’asilo alla maturità scientifica sono stato per 14 anni in collegio, sei anni dalle Suore Comboniane e otto anni dai Salesiani. Fu così che conobbi il cristianesimo. Lessi i Vangeli e rimasi affascinato da Gesù. Ma soprattutto apprezzai le opere buone di religiosi e laici cristiani che si prodigarono per il bene di tutti i bambini e ragazzi, a prescindere dal fatto che fossimo cristiani o musulmani, italiani o egiziani. Ho vissuto esperienze religiose diverse. Sono stato per un breve periodo un musulmano praticante. In un altro periodo sono stato agnostico e mi sono posto la domanda sull’esistenza o meno di Dio. Per tanti anni sono stato il musulmano laico che più di altri si è prodigato per affermare un “islam moderato”, un “islam italiano” compatibile con le leggi laiche dello Stato, con le regole su cui si fonda la civile convivenza, con i valori che sostanziano la nostra civiltà. Fino a quando nel 2003 mi sono scontrato con una minaccia di morte di Hamas, il movimento terrorista islamico palestinese, per la mia ferma condanna degli attentati terroristici suicidi che mietevano vittime tra gli israeliani. Sono seguite altre condanne da parte di estremisti islamici in Italia che mi hanno accusato di essere «un nemico dell’islam», che secondo il Corano si traduce nella condanna a morte. Ho dovuto ricredermi sull’islam. Presi atto che i musulmani come persone possono essere moderati, se sostanzialmente sono laici, anteponendo la ragione e il cuore ad Allah e a Maometto. Ma che l’islam come religione non è moderato, perché ciò che Allah prescrive nel Corano e ciò che ha detto e ha fatto Maometto non sono moderati. Capii che per lungo tempo avevo semplicemente immaginato un “islam moderato”, trasponendo nella dimensione dell’islam una mia fede interiore nella sacralità della vita di tutti, nella pari dignità tra le persone e nella libertà di scelta individuale, auspicando che l’islam potesse essere ciò che io mi sentivo dentro. Ma di fronte a condanne e minacce di morte da parte di islamici integralisti ed estremisti che mi dissero che ciò che scrivevo ed affermavo era in contrasto con ciò che Allah prescrive nel Corano e con ciò che ha detto e ha fatto Maometto, mi trovai costretto a dare ragione a loro. Fu allora che maturai la decisione di abbandonare l’islam. In parallelo rimasi affascinato dalla testimonianza di autentici testimoni di fede cristiana e in particolare di Benedetto XVI, il Papa che più di altri incarna il sodalizio armonioso tra fede e ragione, che è la quintessenza del cristianesimo che si fonda sulla fede in Gesù Cristo vero Dio e vero uomo, dove la dimensione trascendente della fede e la dimensione umana della ragione sono parte integrante della nostra concezione della divinità e dell’umanità. Fu così che scelsi di abbracciare la fede cristiana e ho avuto il dono immenso di ricevere il battesimo dalle mani di Benedetto XVI nella notte della Veglia Pasquale il 22 marzo 2008. Lo definii «il giorno più bello della mia vita».

Tu sei stato battezzato da Papa Benedetto XVI e poi però sei entrato in contrasto con la Chiesa cattolica: perché ? Cosa ne pensi di Papa Francesco, della sua politica a favore di un’accoglienza senza limiti numerici degli immigrati (in prevalenza musulmani) e della sua recente visita negli Emirati Arabi alla ricerca di un dialogo con l’Islam? E’ possibile un fruttuoso dialogo con l’Islam e a quali condizioni?

Comincio con l’ultima domanda. Il dialogo e la convivenza non avvengono tra le religioni ma tra le persone. Le religioni non dialogano. Sono le persone di fede cristiana e di fede islamica che dialogano. Chiarito che sono le persone che dialogano, ne consegue che le persone sono sempre contestualizzate in un tempo e in un spazio specifici. Le persone non sono mai decontestualizzate. Quindi la domanda corretta potrebbe essere: è possibile un dialogo fruttuoso tra i cristiani e i musulmani residenti in Italia nel 2020 Posta così la domanda, comprendiamo che, da un lato, stiamo parlando di musulmani di cui conosciamo il nome e il cognome, dove risiedono, che attività svolgono e come si comportano, dall’altro che dobbiamo essere consapevoli di quali sono le radici, la fede, l’identità, i valori, le regole e le leggi che sostanziano la civiltà dei cittadini Italiani, ed è questa la piattaforma su cui possono svilupparsi il dialogo e la convivenza. La risposta sarà pertanto positiva se i cittadini Italiani saranno in grado di far rispettare la propria civiltà dentro casa propria, esigendo che i musulmani si comportino né più né meno come sono tenuti a comportarsi tutti i cittadini. Diversamente, se i cittadini di Italiani dovessero accordare deroghe ed eccezioni al rispetto della propria civiltà, se dovessero consentire di fatto a una legge che vale solo per i musulmani a fronte della legge al cui rispetto sono tenuti tutti i cittadini, il risultato è che lo stato di diritto imploderebbe e sarebbe la fine della propria civiltà.

Da ciò emerge che noi dobbiamo sempre distinguere tra la dimensione della persona e la dimensione della religione. I musulmani come persone vanno rispettati e valutati individualmente sulla base del loro comportamento. Ma l’islam come religione è intrinsecamente diverso dal cristianesimo. Attraverso la ragione noi prendiamo atto che ciò che Allah prescrive nel Corano e ciò che ha detto e ha fatto Maometto sono incompatibili con le nostre leggi laiche, con le regole su cui si fonda la civile convivenza, con i valori che sostanziano la nostra civiltà. Ebbene l’errore in cui è incorsa anche la Chiesa cattolica è di sovrapporre la dimensione dei musulmani come persone con la dimensione dell’islam come religione, di ritenere che per amare cristianamente i musulmani si debba automaticamente e acriticamente legittimare l’islam a prescindere dai suoi contenuti. Il relativismo religioso, avviato nel 1965 con la Dichiarazione “Nostra Aetate” sottoscritta da Paolo VI, sintetizzato dalla litania delle «tre grandi religioni monoteistiche, rivelate, abramitiche, del Libro», ha raggiunto l’apice con la legittimazione dell’islam, del Corano e di Maometto da parte di Papa Francesco. Da ex musulmano che ha abbandonato l’islam proprio per la sua incompatibilità con la nostra civiltà laica e liberale dalle radici ebraico-cristiane, greco-romane, umaniste e illuministe, ho espresso sin dal 2913 la mia dissociazione dalla Chiesa cattolica di Papa Francesco proprio per la sua legittimazione dell’islam. Il cristiano è tenuto ad amare i musulmani come persone ma senza legittimare l’islam come religione. O si è cristiani o si è musulmani. O si crede che Gesù Cristo è il Sigillo della Profezia, o legittimando l’islam si accredita Maometto come Sigillo della Profezia.

Ugualmente considero come deleteria la promozione della cosiddetta “accoglienza” dei cosiddetti “migranti”, mentre in realtà è una strategia deliberata, pianificata e finanziata di auto-invasione di clandestini che sono prevalentemente di sesso maschile, di età compresa tra i venti e i trent’anni, e sono prevalentemente musulmani. Questa strategia promuove la sostituzione etnica delle popolazioni europee, nel contesto di un tracollo demografico senza precedenti a causa del più basso tasso di natalità al mondo, e favorisce l’islamizzazione demografica dell’Europa.

Parlaci brevemente della tua lunga attività contro l’Islam e contro l’islamizzazione dell’Europa e della tua conoscenza con Oriana Fallaci?

Essendo stato musulmano per 56 anni ed essendomi occupato dell’islam in ambito accademico e nella mia attività giornalistica, si tratta di una materia che conosco bene. Ho scritto recentemente dei libri che affrontano il tema dell’islam sia nella sua dimensione geo-politica dal titolo “Islam. Siamo in guerra”, sia nell’illustrazione dei suoi due pilastri dal titolo “Maometto e il suo Allah” e “Il Corano senza veli”. Il mio attuale libro, dal titolo “Stop islam” è la conclusione di questo percorso formativo e affermerà la tesi che, nel più assoluto rispetto dei musulmani come persone, dobbiamo mettere fuori legge l’islam come religione prendendo atto che è totalmente incompatibile con le leggi laiche dello Stato, con le regole su cui si fonda la civile convivenza, con i valori della sacralità della vita di tutti, della pari dignità tra uomo e donna, della libertà di scelta individuale che sostanziano la nostra civiltà europea. Non è un caso che ad oggi l’islam non è ufficialmente una religione riconosciuta dallo Stato italiano, anche se lo Stato italiano si comporta di fatto come se fosse una religione riconosciuta.

Dobbiamo di fatto ripristinare la situazione che è stata presente in Europa per circa 1300 anni, perché da quando nel 632 dopo la morte di Maometto gli eserciti arabi invasero le sponde orientale e meridionale del Mediterraneo e poi si spinsero sulla sponda settentrionale, gli islamici sono stati il nemico storico dell’Europa. La “guerra santa” islamica, il vero Jihad come è attestato nel Corano, dimostrato da Maometto e confermato dalle conquiste e dalle violenze islamiche, portò alla fine dell’unità della civiltà cristiana del Mediterraneo. Per sette secoli tutto il Mediterraneo era stato cristiano. Nel giro di circa 200 anni dopo la morte di Maometto, le popolazioni cristiane sulla sponda orientale e meridionale del Mediterraneo furono sottomesse all’islam, l’Europa fu parzialmente occupata e penetrata in tante parti del suo territorio dalle forze islamiche. La storia dell’Europa coincide con la guerra di resistenza e di liberazione dei cristiani che sulla sponda settentrionale del Mediterraneo rifiutarono di essere assoggettati all’islam.

Ad iniziare dalla battaglia di Poitiers del 10 (o 17) ottobre 732, in cui Carlo Martello sconfisse l’esercito di al-Andalus condotto dall’emiro Abd-al Rahman ibn Abdallah al Ghafiqi, wali andaluso. Fu allora che nel Chronicon il monaco lusitano Isidoro Pacensis parlò per la prima volta di «europei»: «Prospiciunt Europenses Arabum tentoria, nescientes cuncta esse pervacua, «Europenses vero … spoliis tantum et manubiis decenter divisis, in suas se laeti recipiunt patrias» (Gli europei osservano le tende degli arabi, non sapendo che tutte erano vuote, ma gli europei … dopo essersi divisi equamente spoglie e bottino, ritornano lieti in patria).

Poi la Reconquista, quando il 2 gennaio 1492 i re cattolici Ferdinando e Isabella espulsero dalla Penisola Iberica l’ultimo dei governanti moreschi, Boabdil Granada, ponendo fine a 750 anni in cui avvenne la conquista dei Regni moreschi musulmani di al-Andalus, iniziata da parte degli Omayyadi nel 711.

Quindi la battaglia navale di Lepanto nella domenica del 7 ottobre 1571, tra le flotte dell’Impero ottomano e della cristiana Lega Santa, che riuniva forze navali di Venezia, Spagna, Roma, Genova, Cavalieri di Malta e Ducato di Savoia, organizzata dal papa Pio V e conclusasi con una schiacciante vittoria delle forze alleate, guidate da Don Giovanni d’Austria, su quelle ottomane di Mehmet Alì Pascià, che perse la vita nello scontro.

Infine la battaglia di Vienna dell’11 e 12 settembre 1683, quando l’esercito polacco-austro-tedesco, comandato dal re polacco Jan III Sobieski, riuscì a sconfiggere l’esercito dell’Impero ottomano comandato dal gran visir Merzifonlu Kara Mustafa Pascià, grazie al successo di papa Innocenzo XI nel ricreare la Lega Santa delle nazioni cristiane, ottenuto affidando questa missione al frate cappuccino Marco d’Aviano, beatificato da Giovanni Paolo II il 27 aprile 2003.

La storia dell’islam in Europa è una storia prevalentemente di violenze e barbarie, con degli spiragli di commercio ma senza mai legittimarsi sul piano religioso, come attesta il fatto che la Repubblica di Venezia, pur avendo floridi rapporti commerciali con l’Oriente, non ha mai accolto una moschea sul proprio territorio.

Ho avuto il privilegio di essere stato amico di Oriana Fallaci e di averla frequentata nel 2003 e nel 2004. Nell’ottobre del 2003 mi inviò una lettera in cui di fatto mi accreditò come suo erede spirituale: «Davvero quando avrò bene o male concluso questo lavoretto (“La forza della ragione”, ndr), la primissima copia sarà per te: più ti leggo, più ci penso e più concludo che sei l’unico con cui dall’alto dei cieli o meglio da un girone dell’inferno, potrò contare. Bada che ti infliggo una grossa responsabilità». Dobbiamo tributare un omaggio a Oriana perché è stata la prima scrittrice italiana di fama internazionale, o meglio «Scrittore» come ha voluto essere immortalata nella sua lapide, ad aver avuto l’onestà intellettuale e il coraggio umano di dire che la radice del male non è solo il terrorismo islamico, quelli che sgozzano, decapitano, massacrano e si fanno esplodere, e non è solo il radicalismo islamico, quelli che predicando odio, violenza e morte praticano il lavaggio di cervello che trasforma le persone in robot della morte, ma è l’islam, è ciò che Allah prescrive nel Corano ed è ciò che ha detto e ha fatto Maometto.

Sei stato minacciato di morte per le tue feroci critiche contro l’Islam e gli islamisti, non hai paura?

Nel 2005 ho scritto un libro dal titolo «Vincere la paura», in cui spiego che la paura è l’arma usata dai terroristi islamici per sottometterci. Consapevoli che non potrebbero mai sconfiggerci sul campo di battaglia, perché noi come Occidente e come Mondo libero o comunque ostile all’islam siamo militarmente più forti, i terroristi islamici perpetrano degli efferati crimini facendosi esplodere e dandoci in pasto le immagini di teste mozzate, perché vogliono diffondere in noi e tra noi la paura. L’obiettivo vero del terrorismo islamico non è militare ma psicologico. Perché quando la maggior parte di noi sarà sopraffatta dalla paura, finiremo per subire senza reagire e per considerarci sconfitti senza combattere. Ecco perché dobbiamo «vincere la paura». Solo vincendo la paura noi sconfiggeremo il terrorismo islamico e saremo autenticamente e pienamente noi stessi dentro casa nostra. Mi ispira la massima del magistrato Paolo Borsellino, assassinato il 19 luglio 1992: «È bello morire per ciò in cui si crede; chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola».

Tu sei stato vice direttore del Corriere della Sera, qual è l’atteggiamento della stampa italiana nei confronti dell’Islam e dell’islamizzazione? E’ una nostra impressione o la stampa italiana ( e le varie televisioni) ti boicotta, specie da quando ti sei convertito al Cristianesimo (nel 2008)? Come te lo spieghi ?

La stampa italiana è quasi totalmente islamofila, legittima l’islam concependolo come una religione di amore e di pace, mettendolo sullo stesso piano del cristianesimo, considera le moschee come luoghi di culto al pari delle chiese, assolve l’islam da qualsiasi rapporto con il terrorismo, immagina che i terroristi islamici siano dei folli che danneggiano il “vero islam”, delle schegge impazzite che operano in contrasto con ciò che Allah prescrive nel Corano e con ciò che ha detto e ha fatto Maometto. La stampa italiana si occupa della crescente islamizzazione solo quando accadono singoli episodi di radicalismo o terrorismo islamico, che comportano l’arresto o l’espulsione di imam radicali o di aspiranti terroristi islamici. Ci si limita a denunciare la punta dell’iceberg ma non si guarda in profondità alla realtà dell’iceberg. La stragrande maggioranza dei giornalisti italiani non ha una competenza specifica sull’islam, non conosce né il Corano né Maometto, non parla l’arabo, viene facilmente manipolata dagli imam e ha una frequentazione saltuaria degli Stati islamici. D’altro canto l’islamofilia è imposta dall’Unione Europea che si è spinta fino a codificare il reato di islamofobia, inteso come il divieto assoluto di criticare o ancor di più condannare l’islam come religione.

Di conseguenza la mia denucia dell’islam come religione, pur nel più assoluto rispetto dei musulmani come persone, non è accettata dalla stampa in senso lato, comprese le televisioni. Mentre ero ben accetto quando, da musulmano sostanzialmente laico e moderato, criticavo il terrorismo e il radicalismo islamico assolvendo l’islam come religione, le stesse cose dette da cristiano non vanno più bene, anche perché ora la mia condanna abbraccia l’islam come religione. La verità è che si ha paura di criticare o di condannare l’islam perché si ha paura della reazione arbitraria, arrogante e violenta dei musulmani. Il risultato è che in Italia e in Europa chiunque può dire di tutto e di più su tutto e su tutti, tranne che sull’islam. Ed è proprio questa realtà quella che più di altre connota la decadenza della nostra civiltà, perché se non possiamo dire la verità in libertà anche sull’islam come religione significa che non siamo più pienamente noi stessi dentro casa nostra. Questa è la nostra morte interiore ed è la morte peggiore perché si sopravvive fisicamente ma rinunciando alla propria dignità e libertà.

Cosa devono fare di concreto i Governi europei per vincere questa guerra e per non farsi sottomettere dall’Islam?

L’Europa odierna si trova nella condizione in cui si trovava l’Impero Romano d’Occidente nel Secondo secolo. Gli storici indicano nel 476 l’anno della sua fine, quando il generale Flavio Odoacre, un barbaro sciro o unno, depose l’ultimo imperatore romano Romolo Augusto. Ma già tre secoli prima si registrò il suo declino caratterizzato dai seguenti fattori: 1) Il calo demografico dovuto non solo alle guerre ed alle carestie, ma anche alle epidemie che si diffondevano molto velocemente e causavano numerose vittime. 2) La scelta di riequilibrare la bilancia demografica spalancando le porte allo straniero, favorendo le invasioni germaniche e accrescendo la presenza dei barbari in seno all’esercito romano. 3) La concessione della cittadinanza romana a tutti i sudditi dell’Impero a prescindere dall’adesione ai valori che sostanziavano la civiltà romana. 4) Il venir meno della certezza dei valori e delle regole all’insegna dell’ideologia del relativismo, con la diffusione della dissolutezza sul piano morale e della corruzione sul piano della pubblica amministrazione. 5) Una crisi strutturale dell’economia causata dalle tasse sempre più ingenti che gravavano sui ceti produttivi, in particolare sui contadini, che si tradusse nell’esodo dalle campagne, il crescente impoverimento delle popolazioni romane, il crollo dei traffici commerciali, il ritorno ai pagamenti in natura. Fu così che l’Impero Romano d’Occidente, che era il mondo globalizzato dell’epoca, si estinse non tanto per la forza dei nemici, ma per la sua intrinseca debolezza, non fu un omicidio ma un suicidio.

Ebbene oggi l’Europa si trova in una situazione complessiva simile. È un fatto che l’Unione Europea è l’area del mondo che ha il più basso tasso di natalità al mondo, l’1.3% rispetto al 2.1% necessario ad assicurare l’equilibrio della bilancia demografica. Secondo i demografi quando il tasso di natalità cala al di sotto dell’1.9% non è più possibile garantire il perpetuamento della società autoctona e salvaguardare la propria civiltà. Su circa 500 milioni di abitanti dei 28 Paesi membri dell’Unione Europea, solo il 16%, pari a 80 milioni di abitanti, hanno meno di 30 anni. Viceversa su circa 500 milioni di abitanti della sponda orientale e meridionale del Mediterraneo, sommando le popolazioni dei 22 Stati arabofoni più quelle della Turchia e dell’Iran, ben il 70% ha meno di 30 anni, pari a 350 milioni di abitanti. Quando si mettono su un piatto della bilancia 80 milioni di europei, cristiani in crisi d’identità con una consistenza minoranza musulmana, e sull’altro 350 milioni di mediorientali, al 99% musulmani convinti che l’islam è l’unica “vera religione” che deve affermarsi ovunque nel mondo, il risultato indubbio è che gli europei sono destinati ad essere sopraffatti e colonizzati demograficamente dagli islamici. A quel punto i musulmani non avranno più bisogno di farci la guerra o ricorrere al terrorismo. Potranno sottometterci all’islam limitandosi ad osservare le regole formali della nostra democrazia, che premia il soggetto politico più organizzato ed influente, in grado di condizionare e di accaparrare il consenso della maggioranza.

In parallelo l’Europa promuove l’ideologia dell’immigrazionismo che concepisce gli immigrati buoni a prescindere, anche se si tratta di clandestini, a dispetto delle conseguenze negative sul piano economico, sociale, valoriale e della sicurezza. L’immigrazionismo si sposa con una visione globalista che mira a abbattere le frontiere nazionali e a legittimare la libera migrazione delle masse umane in tutto il mondo, considerato una terra di tutti, dove pertanto chiunque può entrare ed uscire ovunque a proprio piacimento. La prospettiva sarà la sostituzione etnica delle popolazioni europee, l’accelerazione dell’islamizzazione delle popolazioni europee per via demografica, il crescente impoverimento delle popolazioni europee. Sconcerta il fatto che Papa Francesco, il capo della Chiesa cattolica, si contraddistingue per aver elevato l’accoglienza dei migranti a dogma di fede, per aver santificato gli immigrati paragonandoli a Gesù, per aver scomunicato i cristiani contrari all’accoglienza illimitata e incondizionata.

Noi oggi, guardando a ritroso nella Storia e con il senno del poi, possiamo ritenerci fortunati perché all’Impero Romano, dopo una serie di sconvolgimenti, è seguito il cristianesimo che è stato il portato di civiltà che ha saputo recepire e assimilare l’eredità della filosofia greca e del diritto romano, ha promosso la cultura dell’umanesimo e del rinascimento, ha provocato la razionalità dell’illuminismo. Il risultato è che noi oggi beneficiamo di una civiltà laica e liberale, dalle radici ebraico-cristiane, greco-romane, umaniste e illuministe, ed è l’unica civiltà al mondo che si fonda e che legittima la sacralità della vita di tutti, la pari dignità tra uomo e donna, la libertà di scelta individuale compresa la libertà religiosa e la libertà di non credere ad alcun dio.

Il problema si pone per i nostri figli e per i nostri nipoti perché il dato demografico in primis, nel contesto della decadenza della nostra civiltà, ci dice che a questa Unione Europea seguirà l’islam. Già oggi ci sono cinque capitali europee, Londra, Berlino, Bruxelles, Amsterdam e Oslo, in cui tra i nuovi nati il nome in assoluto più diffuso è Mohammed, ovvero Maometto. Ci sono fette del territorio europeo, quali le Banlieu parigine, il quartiere di Molenbek a Bruxelles, la periferia di Rotterdam, interi quartieri di Birmingham, che sono stati islamizzati. Perché noi l’abbiamo consentito limitandoci ad elargire, all’insegna dell’ideologia del multiculturalismo, diritti e libertà senza chiedere in cambio l’ottemperanza dei doveri e il rispetto delle regole. Ancor più grave è l’errore di accordare ai musulmani lo status di «comunità» distinta dalla società di accoglienza, con il sottinteso che possono auto-amministrarsi sulla base delle proprie regole e addirittura delle proprie leggi. In particolare la Gran Bretagna da ben 38 anni ha legittimato la presenza dei tribunali islamici che hanno emesso decine di migliaia di sentenze basate sulla sharia, la legge islamica, in tema di diritto familiare e patrimoniale, nonostante il contrasto flagrante tra la legge islamica e la legge laica dello Stato. Nel caso specifico perché la donna nell’islam è concepita come un essere antropologicamente inferiore, sostanzialmente un oggetto sessuale, la cui testimonianza vale la metà della testimonianza dell’uomo, eredita la metà di ciò che spetta all’uomo, l’uomo può sposare fino a quattro mogli contemporaneamente più tutte le schiave che può permettersi, la moglie può essere ripudiata in modo arbitrario dal marito, può essere picchiata se il marito teme la sua insubordinazione e deve essere uccisa in caso di adulterio.

I Governi europei, proprio perché non vogliamo e non dobbiamo discriminare e meno che mai criminalizzare i musulmani come persone, devono esigere che all’interno di questa nostra casa comune i musulmani si comportino né più né meno di come sono tenuti a comportarsi tutti i cittadini, ovvero rispettare le stesse leggi laiche dello Stato, ottemperare alle stesse regole su cui si fonda la civile convivenza, condividere gli stessi valori che sostanziano la nostra civiltà, senza accordare ai musulmani deroghe o eccezioni. Al tempo stesso noi tutti dobbiamo recuperare il diritto e il dovere di dire la verità in libertà anche nei confronti dell’islam come religione per poter essere pienamente noi stessi dentro casa nostra.

Fra i giornalisti occidentali predomina l’idea che non si deve criticare l’Islam per non offendere i musulmani “moderati”, ma semmai solo l’islamismo. Cosa ne pensi ?

I musulmani come persone, al pari di ogni persona, vanno rispettati e valutati singolarmente sulla base delle proprie azioni, conformemente allo Stato di diritto che si fonda sulla responsabilità soggettiva. Ma l’islam come religione, al pari di qualsiasi religione, ideologia o idea, può essere legittimamente vagliato e criticato, approvato o condannato, accettato o rifiutato. È sbagliato sovrapporre la dimensione della persona con la dimensione della religione, e ritenere, all’insegna dell’ideologia del relativismo, che per rispettare i musulmani come persone si debba automaticamente e acriticamente legittimare l’islam come religione, a prescindere dai suoi contenuti, da ciò che Allah prescrive nel Corano e da ciò che Maometto ha detto e ha fatto. Così come è sbagliato, all’insegna dell’ideologia del razzismo, ritenere che partendo dalla legittima critica, condanna e rifiuto dell’islam come religione, si possa o si debba automaticamente e acriticamente discriminare e criminalizzare i musulmani come persone, a prescindere dalla responsabilità soggettiva.

C’è differenza sostanziale fra Islam e islamismo? Quale?

L’islam è la religione che si fonda sulla fede in Allah e in Maometto. L’islamismo è una ideologia militante che promuove la mobilitazione dei musulmani per imporre ovunque nel mondo l’islam, sia con la predicazione sia con il Jihad, la Guerra santa, conformemente a ciò che Allah prescrive nel Corano e a ciò che ha detto e ha fatto Maometto.

C’è chi nega che sia in corso l’islamizzazione e la colonizzazione islamica dell’Europa, e che dà del razzista e dell’islamofobo a chi lo sostiene. Tu cosa ne pensi?

I fatti sono fatti. I fatti si sostanziano di un contenuto oggettivo, assoluto, universale. I fatti non sono opinioni. I fatti non hanno un colore politico o una connotazione ideologica. Pertanto i fatti vanno accettati da tutti. Poi ciascuno legittimamente può valutare i fatti in modo diverso e trarre delle conclusioni diverse. Ma i fatti sono fatti. È indubbio che c’è, in assoluto, una crescita della presenza dei musulmani in Europa e, specificatamente, una crescita demografica dei musulmani per il più alto tasso di natalità a fronte del tracollo demografico delle popolazioni autoctone europee. È indubbio che ci siano fette di territori europei che sono stati islamizzati e che vengono arbitrariamente auto-amministrati sulla base delle regole e delle leggi islamiche. È indubbio che c’è una crescita dell’islamizzazione dell’Europa che si sostanzia della proliferazione di moschee, scuole coraniche, enti assistenziali e finanziari islamici, centri studi e di formazione. È indubbio che c’è una crescita della nella presenza dei musulmani nelle istituzioni, nelle attività produttive, nelle scuole e negli spazi pubblici, dove si vedono sempre più donne islamiche velate e sempre più uomini barbuti con le lunghe tuniche. È indubbio che quest’Europa, che nega e si vergogna della realtà storica delle proprie radici e della propria identità cristiana, sta favorendo l’islamizzazione, ha legittimato l’islam come religione a prescindere dai suoi contenuti che sono del tutto incompatibili con la civiltà europea, ha codificato il reato di “islamofobia” concepito come il divieto assoluto di criticare e di condannare l’islam come religione.

Qual è secondo te la percentuale di imam della scuola radicale salafita-wahabita (compresi i Fratelli musulmani) nella gestione delle moschee in Europa ? Vi sono imam riformisti che insegnano ai loro fedeli un Islam pacifico (quello meccano) e che predicano l’integrazione dei musulmani nella società occidentale ?

La maggior parte delle moschee in Europa sono state costruite con i soldi dell’Arabia Saudita e del Qatar, Stati in cui vige la versione puritana e radicale dell’islam wahhabita, o con i soldi della Turchia, che è il principale sostenitore politico dei Fratelli Musulmani. Tutti gli imam all’interno delle moschee predicano ciò che Allah prescrive nel Corano e ciò che ha detto e ha fatto Maometto. Quelli che noi definiamo “moderati” sono quelli che, o ingenuamente o per dissimulazione (in arabo la “taqiyya”), estrapolano i versetti del Corano o i detti di Maometto compatibili con le leggi, le regole e i valori europei. Ma nessun imam potrebbe mai rinnegare l’integralità di ciò che Allah prescrive nel Corano e di ciò che ha detto e ha fatto Maometto.

Il politologo Giovanni Sartori sosteneva che l’Islam non si è mai integrato in nessuna società e che cercare di integrarlo nella nostra è un rischio da non correre. Condividi?

Il dialogo e la convivenza concernono le persone e non le religioni. L’islam come religione non dialoga e non convive. Sono i musulmani come persone che dialogano e convivono. È del tutto evidente che possono integrarsi i musulmani laici, quelli che antepongono la ragione e il cuore ad Allah e a Maometto, di fatto i musulmani che non ottemperano letteralmente e integralmente a ciò che Allah prescrive nel Corano e a ciò che ha detto e ha fatto Maometto

Le Costituzioni dei Paesi occidentali e la Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU) riconoscono la libertà di religione. Ma è giusto riconoscere tale libertà anche a quelle religioni che non la concedono ai propri fedeli, che non rispettano la parità dei sessi, che non prevedono la separazione fra Stato e Chiesa? Non sarebbe il caso di rivedere il concetto di libertà di religione contenuto in testi scritti oltre mezzo secolo fa, quando l’Islam non aveva ancora messo radici in Occidente ?

In Italia l’islam ad oggi non è una religione riconosciuta dallo Stato perché non ottempera alle due condizioni prescritte dall’articolo 8 della Costituzione, ossia la stipula di una Intesa e la conformità dell’ordinamento giuridico dell’islam, cioè della sharia, con le leggi laiche dello Stato. La sharia è totalmente incompatibile con la Dichiarazione universale dei diritti umani e con la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, più in generale è totalmente incompatibile con le leggi laiche di uno Stato di diritto, con le regole su cui si fonda la civile convivenza, con i valori che sostanziano la nostra civiltà a partire dalla sacralità della vita di tutti, la pari dignità tra uomo e donna, la libertà di scelta individuale. È vero che la Dichiarazione universale e la Convenzione europea, al pari delle Costituzioni degli Stati europei, legittimano la libertà di culto delle persone. Ebbene non è in discussione la libertà di culto dei musulmani come persone, bensì è in discussione la compatibilità dell’islam come religione con lo Stato di diritto. La conclusione è che, all’interno del nostro Stato di diritto, nel rispetto dei musulmani come persone, dobbiamo prendere atto che l’islam come religione è incompatibile. Questa è stata la posizione dell’Europa per circa 1300 anni: con i musulmani ci sono stati rapporti commerciali o di altra natura laddove ci sono stati degli interessi reciproci, ma l’islam è stato osteggiato proprio perché storicamente è stato il principale nemico dell’Europa.

Si dice spesso che la stragrande maggioranza dei musulmani presenti in Europa sono “moderati” o laici o progressisti. Quindi i fedeli di altre religioni e gli atei possono stare tranquilli indipendentemente dalla crescita del numero di musulmani su suolo europeo ? E’ possibile essere buoni musulmani e nel contempo dichiararsi “moderati”, laici o progressisti?

Quando i musulmani sono minoranza si mostrano, per necessità, dialoganti e tolleranti delle religioni o ideologie altrui. Ma quando diventano maggioranza, impongono l’islam perché concepiscono l’islam come l’unica vera religione naturale dell’uomo. Allah nel Corano prescrive chiaramente che l’islam si affermerà ovunque nel mondo e legittima il Jihad, la Guerra santa, per sottomettere con la violenza i miscredenti, cioè tutti i non musulmani.

Sarebbe una discriminazione insostenibile quella di limitare o bloccare l’afflusso di migranti economici e di rifugiati musulmani in Europa, deviandoli verso altri Paesi islamici fra cui i ricchi Stati del Golfo e facendo dunque una scelta basata sulla religione? Oppure si tratterebbe di una giustificabile precauzione, visto che siamo in guerra con l’Islam ?

Le popolazioni in Italia in particolare e in Europa in generale stanno subendo una strategia di auto-invasione di clandestini provenienti dall’Africa, dall’Asia e dal Medioriente che sta accelerando l’islamizzazione per via demografica. Si tratta di un crimine epocale nei confronti dei popoli europei che si traduce nel suicidio della civiltà europea. Questa follia va fermata anche nell’interesse dei giovani africani che con l’inganno abbandonano il Continente più ricco del Mondo.

E’ vero o no che la preghiera che i musulmani sono tenuti a recitare 5 volte al giorno contiene dei messaggi sublimali di odio e discriminazione verso cristiani ed ebrei ? Sarebbe giustificato proibire queste preghiere, individuali o collettive, su suolo pubblico ?

Nell’arco delle cinque preghiere quotidiane obbligatorie, i musulmani recitano per 17 volte la prima sura o capitolo del Corano, detta Al-Fatiha, L’Aprente. Negli ultimi due versetti si eleva questa invocazione ad Allah: «Guidaci sulla retta via, la via di coloro che hai colmato di grazia, non di coloro che sono incorsi nella tua ira, né di coloro che vagano nell’errore». Ebbene tutti i teologi islamici basandosi sulla Sunna, la raccolta dei detti e dei fatti attribuiti a Maometto, concordano sul fatto che «coloro che hai colmato di grazia» sono i musulmani, «coloro che sono incorsi nella tua ira» sono gli ebrei, «coloro che vagano nell’errore» sono i cristiani. Da ciò si evince che, consapevolmente o meno, tutti i giorni, almeno 17 volte al giorno, tutti i fedeli musulmani che pregano condannano gli ebrei e i cristiani, a prescindere dal fatto che essi siano musulmani moderati, integralisti, estremisti o terroristi. Ed anche coloro che non pregano ma sono comunque credenti, sono tenuti per volontà di Allah a concepire gli ebrei e i cristiani come nemici e miscredenti. Dal punto di vista giuridico, siamo di fronte a una manifesta istigazione alla discriminazione e all’odio nei confronti degli ebrei e dei cristiani che dovrebbe essere vietata e sanzionata.